
Dopo tanto tempo finalmente ho superato tutti i passi per diventare sviluppatore ufficiale, era iniziato tutto quì…
E dopo la smania di controllare la pagina sullo stato della richiesta ogni ora sperando in novità, l’account mi è stato creato il 1 gennaio verso le 3 del mattino…
Non c’è che dire, un bellissimo regalo di inizio anno.
thank you debian…
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/etc/corosync/corosync.conf
# Please read the openais.conf.5 manual page
totem {
version: 2
# How long before declaring a token lost (ms)
token: 3000
# How many token retransmits before forming a new configuration
token_retransmits_before_loss_const: 10
# How long to wait for join messages in the membership protocol (ms)
join: 60
# How long to wait for consensus to be achieved before starting a new round of membership configuration (ms)
consensus: 3600
# Turn off the virtual synchrony filter
vsftype: none
# Number of messages that may be sent by one processor on receipt of the token
max_messages: 20
# Limit generated nodeids to 31-bits (positive signed integers)
clear_node_high_bit: yes
# Disable encryption
secauth: off
# How many threads to use for encryption/decryption
threads: 0
# Optionally assign a fixed node id (integer)
# nodeid: 1234
# This specifies the mode of redundant ring, which may be none, active, or passive.
rrp_mode: none
interface {
# The following values need to be set based on your environment
ringnumber: 0
bindnetaddr: 10.11.12.2
mcastaddr: 226.94.1.1
mcastport: 5405
}
}
amf {
mode: disabled
}
service {
# Load the Pacemaker Cluster Resource Manager
ver: 0
name: pacemaker
}
service {
ver: 0
name: openais_ckpt
}
aisexec {
user: root
group: root
}
logging {
fileline: off
to_stderr: yes
to_logfile: no
to_syslog: yes
syslog_facility: daemon
debug: off
timestamp: on
logger_subsys {
subsys: AMF
debug: off
tags: enter|leave|trace1|trace2|trace3|trace4|trace6
}
}
/etc/drbd.d/plutoCL.res
resource plutoCL {
startup {
become-primary-on both;
}
net {
allow-two-primaries;
after-sb-0pri discard-zero-changes;
after-sb-1pri discard-secondary;
after-sb-2pri disconnect;
}
on plutone {
device /dev/drbd0;
disk /dev/sda10;
address 10.11.12.1:7789;
meta-disk internal;
}
on pluto {
device /dev/drbd0;
disk /dev/sda10;
address 10.11.12.2:7789;
meta-disk internal;
}
}
/etc/ocfs2/cluster.conf
cluster:
name = plutoCL
node_count = 2
node:
ip_port = 7777
ip_address = 10.11.12.1
number = 0
name = plutone
cluster = plutoCL
node:
ip_port = 7777
ip_address = 10.11.12.2
number = 1
name = pluto
cluster = plutoCL
property stonith-enabled=false
primitive resDRBD ocf:linbit:drbd \
params drbd_resource="plutoCL" \
operations $id="resDRBD-operation" \
op monitor interval="20" role="Master" timeout="20" \
op monitor interval="30" role="Slave" timeout="20" \
op start timeout="240s" \
op stop timeout="100s"
ms msDRBD resDRBD meta resource-stickines="100" notify="true" master-max="2" interleave="true"
primitive resDLM ocf:pacemaker:controld op monitor interval="120s" op start timeout="90s" op stop timeout="100s"
clone cloneDLM resDLM meta globally-unique="false" interleave="true"
colocation colDLMDRBD inf: cloneDLM msDRBD:Master
order ordDRBDDLM 0: msDRBD:promote cloneDLM
primitive resO2CB ocf:pacemaker:o2cb op monitor interval="120s" op start timeout="90s" op stop timeout="100s"
clone cloneO2CB resO2CB meta globally-unique="false" interleave="true"
colocation colO2CBDLM inf: cloneO2CB cloneDLM
order ordDLMO2CB 0: cloneDLM cloneO2CB
primitive resFS ocf:heartbeat:Filesystem params device="/dev/drbd0" directory="/srv" fstype="ocfs2" op monitor interval="120s" timeout="40s" op start timeout="60s" op stop timeout="60s"
clone cloneFS resFS meta interleave="true" ordered="true"
colocation colFSO2CB inf: cloneFS cloneO2CB
order ordO2CBFS 0: cloneO2CB cloneFS
appunti
ricorda openvais per il blocco openais_ckpt
la formattazione con ocfs2 deve essere fatta sul cluster montatato da pacemaker se no, non funge.
ogni volta, ogni maledetta volta…
in ~/.bashrc:
source /usr/share/mc/bin/mc.sh
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E’ stata dura farlo entrare in debian, ma alla fine ci siamo riusciti, è successo di tutto, problemi di copyright, problemi di sorgenti fantasma, zuffe con il maintainer ubuntu e tanto altro, però alla fine questo bellissimo (IMHO) programma è disponibile con un semplice apt-get anche sotto debian. Se avete provato gnucash e vi siete “persi” senza riuscire a capirci nulla (io mi sono perso appena avviato
) vi consiglio di provare homebank, non ne resterete delusi, e a giudicare dall’impegno dell’autore direi che promette molto bene…
mentre compilavo il form per candidarmi come nuovo sviluppatore ufficiale debian pensavo che fosse ancora troppo presto, più che altro pensavo che non avrei trovato nessun “promotore” alla mia candidatura, ma nonostante questo ho inoltrato lo stesso la richiesta.
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Supponiamo di dover configurare un mail server che deve gestire parecchie mailbox, vogliamo dare a ciascuno di essi un indirizzo email ed una casella accessibile via pop3 o imap.
La soluzione più semplice è sicuramente quella di creare un utente per ciascuno di essi, la configurazione è sicuramente più veloce e banale, ma per alcuni versi “sporca”.
Avremmo per ciascuno di essi un account che non viene di fatto mai utilizzato, con la propria home directory, con la loro riga in /etc/passwd, insomma un utente a tutti gli effetti ricordatevi almeno di specificargli come shell /bin/false
La soluzione che descrivo in questa pagina utilizza invece le virtual mailbox interrogando un server ldap per avere i parametri necessari alla corretta memorizzazione e consultazione delle mail.
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scummVM (Script Creation Utility for Maniac Mansion Virtual Machine) è una virtual machine che serve per giocare a certe avventure grafiche, soprattutto quelle della Lucasfilm (ora LucasArts) basate sul mitico sistema SCUMM (Script Creation Utility for Maniac Mansion, sviluppato da Ron Gilbert e Aric Wilmunder) come ad esempio Monkey Island I & II, Day of Tentacle e tante altre. Per usare scummVM bisogna essere in possesso dei data files originali.
in questa sezione spiego come configurare scummVM per il funzionamento con timidity++ e le alsa, va detto che è anche possibile utilizzare l’emulazione della adlib e di altre schede sonore in voga al tempo di questi giochi; magari molti retromaniaci apprezzeranno maggiormente un audio più “fedele” ai tempi passati…
di contro c’è da notare che l’utilizzo di qualunque altro “driver” sonoro porta ad un lock del /dev/dsp nelle schede più economiche, quelle senza l’hardware mixing per intenderci, ecco perché ho preferito utilizzare le alsa.
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finalmente,
dopo tanti rinvii la etch è “diventata” stabile!
la debian non poteva fare un regalo di Pasqua più gradito.
auguri a tutti!
e buon aggiornamento…
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note di rilascio